La cadenza di pedalata ottimale: realtà o utopia?                   (prima parte)

02.07.2017

Ogni allenamento è mirato a migliorare specifiche qualità, che, a seconda della specialità e del tipo di gara da affrontare diventano più o meno rilevanti, uno degli aspetti che spesso si prova ad allenare è la cadenza di pedalata

Quando si parla di velocità di pedalata il tema non è mai scontato, durante gli ultimi 30 anni molti scienziati dello sport e ricercatori, hanno provato ad identificare una possibile relazione tra velocità di pedalata e prestazione, molte domande hanno avuto risposta, molte invece ancora suscitano dubbi. Ogni ciclista risponde specificamente alle richieste neuromuscolari e/o metaboliche date dal percorso che sta affrontando (pendenza del percorso), inoltre riesce ad adattarsi in termini di forza applicata, e di velocità del gesto, alla richiesta metabolica di un dato impegno. Ciò che è chiaro è che questa modulazione dello sforzo è estremamente soggettiva e dipende da numerose variabili, dove le stesse sono sesso fattori limitanti della prestazione, tra le quali:

  • Grafico forza velocità (soggettivo)
  • Grafico Potenza velocità
  • Altezza di sella
  • Tipologia di unità motorie (fibre rosse o bianche)
  • Aspetti neuromuscolari (frequenza, sincronizzazione, reclutamento)
  • Capacità aerobica (VO2Peak, VO2max)
  • Allenamento del gesto
  • Fattori biomeccanici intrinseci

Parlare di velocità di pedalata implica la riesamina di questi fattori e di tanti altri aspetti. Per quanto riguarda il Grafico forza-velocità, molto semplicemente sapremo che ad una data forza applicata corrisponde una data velocità di pedalata, è risaputo quindi che ad alte applicazioni di forza corrispondono basse velocità di pedalata e viceversa, nel grafico sottostante viene mostrato un esempio, di conseguenza l'applicazione di una data forza vincola necessariamente un'applicazione di una data velocità, è impossibile non rispettare questa relazione, (identificabile tramite test). 

E' possibile invece applicare potenze analoghe con cadenze differenti, infatti da figura sottostante (potenza-velocità), si nota come si possano applicare velocità di pedalata differenti a parità di potenza, quest' ultimo grafico è ricavato dalla relazione forza velocità. 

Quindi palesemente la cadenza di pedalata dipende da aspetti neuromuscolari, in particolare dalla forza applicata, quindi per incrementare la massima cadenza esprimibile, lavorare solo ad alta cadenza è poco producente, ciò che conta in larga misura è la forza. In relazione all' altezza di sella alcuni studi hanno mostrato come la stessa alteri la frequenza di pedalata, è stato dimostrato infatti che altezze di selle ridotte implicano accelerazioni e decelerazioni continue della velocità di pedalata rispetto ad altezze di sella più elevate. Ciò comporta incrementi del dispendio energetico a parità di potenza, riducendo quella che è l'efficienza metabolica. In relazione alle fibre muscolari sembrerebbe che a parità di ritmo di lavoro, quando si pedala ad alte RPM, le tipologie di fibre possedute da ogni soggetto sono fattore limitante dell'economia di pedalata, infatti la maggiore quantità di fibre bianche (o veloci) aumentano l'efficienza del gesto. Secondo altre ricerche anche il VO2max influirebbe sulla cadenza soggettiva scelta da ogni soggetto, è stato valutato infatti che atleti (non ciclisti) con elevati VO2max adottano cadenze più elevate rispetto ai colleghi con minore capacità aerobica.

A cura di: Dr. Antonio Trifilio

Continua nella seconda parte...